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Storia e “magia” del vetro e delle sue applicazioni
Trasparenza cristallina e leggerezza sono gli aggettivi che più si addicono al vetro, che oltre a piacevolezza estetica assicura salute all’ambiente, grazie al benessere generato proprio da una abitazione luminosa. Breve storia di un materiale che ha saputo evolversi fino a mutare la sua stessa natura e, da simbolo di fragilità, si è trasformato in protagonista dell’architettura moderna.
Se nell’immaginario comune alla parola “vetro” si associa immediatamente il concetto di “fragilità”, probabilmente lo stesso non accadrà più per le generazioni future, grazie alle costanti evoluzioni tecnologiche e alle migliorie apportate ad uno dei materiali più antichi del mondo. Infatti già oggi non sorprende che le nostre case, oltre a finestre e soprammobili, accolgano vere e proprie strutture realizzate in vetro, ed assistiamo compiaciuti al suo sconfinamento dal settore dell’oggettistica all’edilizia vera e propria.
Il vetro- scoperto attorno al 3.000 a.c. in Mesopotamia- ha subito un primo radicale cambiamento d’uso in epoca romana, nell’età di Augusto: dall’essere considerato materiale di lusso, atto ad imitare pietre dure e con funzioni semplicemente decorative, ad essere riconosciuto come materiale estremamente funzionale ed utile, ad esempio, per la conservazione degli alimenti in sostituzione della ceramica. E' proprio in questo periodo che nascono anche le prime finestre in vetro, ma la grande svolta che lo vede avvicinarsi sempre più all’edilizia è nei primi anni del 1900, durante l’epoca denominata “Modernismo”. Sotto questo termine si definisce una serie di stili architettonici sviluppatisi in diversi paesi europei (Francia, Inghilterra, Germania, Spagna, Italia), ma giunti anche oltreoceano, con caratteristiche analoghe tra di loro: ispirandosi alla natura, gli architetti d’inizio secolo predilessero forme leggere e sinuose, dove materiali come il vetro e il ferro si fondono insieme in un’unione armonica. I costruttori di allora compresero le grandi potenzialità strutturali ed estetiche, date dalla combinazione vetro-acciaio ed infatti, è durante quegli anni che iniziò a delinearsi il celebre “skyline” di Manhattan a New York.
Ruolo fondamentale all’interno della storia del vetro, spetta sicuramente all’evoluzione tecnologica e alle tecniche di lavorazione che ne hanno permesso la diffusione. Agli inizi del 1800 venne creata la “pressa a formare” un macchinario che permise la realizzazione di lastre di vetro in tempi piuttosto rapidi; in questo modo la produzione non fu più solo artigianale, ma diventò anche di serie. Per oltre un secolo, si tentò di ovviare al problema dell’uniformità della lastra di vetro, perché non risultava mai del tutto perfetta: grazie all’ingegno di un imprenditore inglese Mr. Alastair Pilkington, fondatore della “Pilkington Glass”, venne inventato un metodo di produzione denominato “float”, tutt’oggi ancora valido, che permise risultati eccellenti a costi contenuti. La chiave di volta sta nel fatto che il vetro viene versato su stagno in fusione e raffreddato immediatamente: il risultato è una lastra di vetro perfettamente liscia e uniforme.
Tuttavia, ancora un grande problema non ne permetteva l’applicazione in architettura: la fragilità. Nella seconda metà del XX secolo gli studi cercarono di svilupparne resistenza e durezza ed i risultati portarono al perfezionamento di due metodi di lavorazione: la “tempratura” e la “stratificazione” . Il primo è un processo termico tramite il quale il vetro, una volta lavorato, viene portato ad altissime temperature e poi raffreddato molto velocemente, provocando quindi l’indurimento degli strati più esterni. Presenta una resistenza alle sollecitazioni meccaniche e termiche superiore a quella del vetro comune e in caso di rottura si frammenta in pezzi minuscoli e non taglienti; ne sono un esempio i vetri dei finestrini laterali delle automobili. Per rendere il vetro più resistente e antinfortunio si perfezionò la tecnica della ”stratificazione”, che consiste nella composizione di due o più lastre di vetro unite tra loro mediante film plastici di polivinilbutirrale (PVB). In questo modo se il vetro si rompe, si crepa, creando una sorta di “ragnatela.” L’esempio più comune è quello dei parabrezza delle automobili oppure delle vetrine dei negozi.
“I processi di tempratura e di stratificazione hanno fatto in modo che il vetro venisse applicato per la prima volta in strutture architettoniche piuttosto grandi, come ad esempio pareti divisorie, balconate e addirittura capriate strutturali, portandolo a divenire un materiale da costruzione a tutti gli effetti” dichiara Riccardo Reina titolare della Vetreria Lago Maggiore di Arona (No) “Molto spesso vetri temprati e vetri stratificati vengono impiegati insieme per garantire la maggior sicurezza possibile; ogni intervento deve essere progettato ad hoc valutando i rischi di rottura, di sollecitazione termica e ad aiutare noi vetrai ci sono specifiche normative di legge. Ad esempio in strutture come le balaustre non basta utilizzare solo vetri temprati, ma anche stratificati per impedire cadute nel vuoto in caso di rotture”.
Non solo il perfezionamento dell’uniformità e della resistenza del vetro hanno permesso il suo ingresso “ufficiale” nel complesso mondo dell’architettura e dell’edilizia, bensì lo sviluppo delle strutture meccaniche che sorreggono le parti progettate in vetro hanno ricoperto un ruolo fondamentale: elementi come i binari delle porte scorrevoli o i sistemi di carrucole sono diventati sempre più resistenti, oltre che meno invasivi ed esteticamente più piacevoli, tanto che spesso gli architetti pongono ben in vista questi elementi, creando un particolare connubio tra il vetro e l’acciaio.
Negli ultimi anni è cresciuta l’attenzione verso il risparmio energetico ed anche il vetro offre garanzie di isolamento termico. Il vetro camera, comunemente chiamato “doppio vetro” è già in grado di fornire buone prestazioni di isolamento, mentre anche “le ultime evoluzioni disponibili sul mercato sono in grado di abbattere in modo drastico la trasmittanza termica” garantisce Reina “Ne è un esempio il vetrocamera “basso emissivo”, ossia un doppio vetro all'interno del quale vengono depositati ossidi di metallo sulla superficie di una lastra che permette solo ai raggi solari di filtrare. Il prodotto ancora più efficace è il vetro basso emissivo con gas, poiché quest’ultimo fa da ostacolo e la trasmittanza termica viene annullata quasi del tutto.” Per strutture architettoniche di grandi dimensioni come le facciate dei palazzi, viene impiegato il vetro a “controllo solare” che strutturalmente è analogo al “basso emissivo” ma riduce l’apporto di calore. Questa tipologia di prodotto viene spesso utilizzato nel mondo della botanica, in cui le serre più moderne sono divise a settori determinati dal tipo di vetro a controllo solare che è stato applicato, il quale fornisce ad ogni tipologia di vegetazione il passaggio dei raggi solari “più adatti” per la loro crescita e sviluppo.
L’evoluzione storica del vetro ha dimostrato la sua duttilità e la capacità di mutare e trasformarsi a seconda delle esigenze. E’ in grado di combinarsi perfettamente con altri materiali, grazie ai quali emergono sempre nuovi utilizzi come il “vetro riscaldante” (che nasce per sostituire i comuni radiatori); mensole di vetro con impianti luminosi incorporati; oggetti di vetro con materiali plastici colorati oppure vetro utilizzato come materiale di stampa per prodotti fotografici.
S’impone così il vetro nelle nostre case, dalle strutture architettoniche all’oggettistica: piace ed è in accordo con le esigenze estetiche e funzionali degli edifici moderni. La trasparenza, il senso di leggerezza, la luminosità sono criteri che non solo lo caratterizzano, ma incentivano il benessere generato dal vivere in una casa luminosa.
Articolo pubblicato sulla rivista mensile NOI Magazine distribuita nelle migliori edicole del territorio.